Il miglior romanzo di fantascienza italiana del 2004

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Prologo

Connection Closed.

Era una affermazione che non ammette repliche, una di quelle che ti lasciano in preda a una fastidiosa sensazione di svantaggio nei confronti di chi ha appena interrotto la connessione.
David Xander detestava queste situazioni.
La cosa che lo irritava maggiormente era non avere nessuna informazione sulla persona che gli aveva appena riattaccato in faccia. Quella persona, infatti, aveva osato contattarlo sulla sua linea privata per ben dieci volte negli ultimi tre mesi, eludendo con estrema maestria tutte le protezioni software installate dai suoi tecnici, solo per prendersi la soddisfazione di ricattarlo.

Il problema non erano i soldi: la Xander Enterprises, l'azienda di servizi di cui era fondatore e presidente, era la compagnia più ricca della City dopo le Grandi Multinazionali. I centomila nuovi yen che aveva sborsato sino ad allora perché lo sconosciuto tenesse la bocca chiusa erano davvero poca cosa, una goccia che veniva persa dal fiume di denaro elettronico che ogni giorno entrava e usciva dalle sue casseforti.
Quello che mandava David in bestia era il fatto che quell'essere insignificante tenesse per le palle la sua preziosa e immacolata figura pubblica.
Tutti nella City lo conoscevano: David Xander, incorruttibile finanziere, benefattore dei cittadini bisognosi, promotore della cultura e dell'arte ma soprattutto bello come una rockstar e ricco come pochi al mondo. La sua popolarità non era mai stata così alta come in quel momsento.
Gli erano occorsi cinque lunghi anni e milioni di nuovi yen per crearsi quest'immagine e Xander non aveva nessuna intenzione di rinunciarci a causa di uno stupido festino a luci rosse.

1 - Xander Enterprises

Sogni
Alexandra Hill, guardia del corpo personale di David Xander e driver di punta della Xander Enterprises, era fermamente decisa a godersi ogni singolo minuto del suo primo giorno libero dopo quasi due settimane di lavoro intenso.
La supervisione alla creazione della scuola per agenti della sicurezza che il Capo, così lei chiamava Xander, aveva finanziato era stata un compito molto impegnativo ma i frutti erano stati ottimi. Il sensei John Talbain già addestrava gli aspiranti agenti nelle complicate tecniche del ninjutzu e tutto pareva procedere per il meglio: la settimana seguente sarebbe toccato finalmente a lei e alle sue lezioni di guida veloce. Qualche mese più tardi sarebbe iniziato l’addestramento degli aspiranti agenti al volo sui velivoli speciali.
La vita alla Xander era sempre piena e attiva e tutto questo solo grazie al Capo. Era incredibile ciò che quell’uomo riusciva a fare.
Durante l’ultima missione, nella quale la Xander Enterprises aveva perduto la sede principale e ne aveva guadagnata una grande il doppio in un solo giorno, erano successe le cose più impensabili ma Xander, come era nel suo stile, ne era uscito vincitore su tutta la linea. Le azioni della Xander erano cresciute di dieci punti percentuali in una sola seduta di Borsa e questo grazie soprattutto al lavoro di Alexandra.
Per questo motivo, evidentemente, la considerazione che il Capo aveva di lei doveva essere cresciuta davvero a dismisura perché, pochi giorni dopo, David Xander in persona l’aveva contattata nel suo alloggio per informarla che era stata promossa a sua guardia del corpo personale.
Questo, tradotto in soldoni, significava che avrebbe trascorso gran parte del suo tempo in compagnia del Capo ed era inutile che cercasse di negarlo a se stessa: Alexandra era felice, felice come una stupida.
Aveva cercato mille volte di dimenticare quella sera, la sera dopo la vittoria: il Capo era trionfante, soddisfatto e in vena di autoindulgenza e l’aveva invitata a cena per festeggiare, loro due soli.
Quella che era seguita era stata la notte più incredibile della sua vita, tra lenzuola di seta con l’uomo che amava di più al mondo, che inoltre si era rivelato l’amante più dotato e fantasioso che avesse mai potuto sognare.
Un sogno.
Appunto: era stato solo un sogno, un attimo di discontinuità spazio-temporale.
Il giorno dopo infatti tutto era tornato normale, a parte la promozione che era arrivata una settimana più tardi. Giusto il tempo perché lei smettesse di sognare e rimettesse i piedi per terra.
Il Capo era David Xander, uno degli uomini più ricchi della City, e lei era solo la sua guardia del corpo, la persona più adatta per una relazione senza impegno. Non aveva senso prendersela troppo a cuore.
Alex appallottolò l’origami che stringeva tra le mani in un gesto di rabbia verso il mondo.
— Accidenti!— esclamò, scaraventando nel gettacarte la pallina colorata. — Forse è il caso che vada a farmi un giro. Stare in casa mi fa diventare una donnetta isterica…
Prese il giubbotto di pelle nera e si diresse verso i garage con passo spedito. Voleva essere sicura che i meccanici facessero un buon lavoro sulla Numero Due e il modo migliore per accertarsene era tenerli d’occhio in prima persona.
Perché restare in casa a piangersi addosso quando poteva assistere in diretta a un delicato intervento di chirurgia elettromeccanica sul motore di una Mercedes Classe X?

Paure
— Siete un branco di svitati! Non ne posso più di stare in questo manicomio! Andate a fare in culo, voi, le vostre moto e soprattutto la vostra fottutissima faccia!
Candy uscì dal capannone dei Faxer e sbatté la porta sgangherata dietro di sé con sommo piacere. Ne aveva abbastanza di quella gente e soprattutto non aveva nessuna intenzione di sottostare alle loro leggi del branco, secondo le quali tutti gli appartenenti al gruppo dovevano sottoporsi a un delicato intervento di plastica facciale per assumere le sembianze del Judge, la figura che tutti veneravano e che era il fondatore del movimento dei Faxer.
Non tutte le bande adottavano la faccia del Judge: alcuni sceglievano qualche personaggio famoso del passato, come Abraham Lincoln o Michael Jackson. Una volta Candy, in un raduno aveva incontrato un branco di Faxer tutti uguali a Marilyn Monroe, uomini e donne, con tanto di vestitino svolazzante e rossetto infuocato.
Candy andava fiera della sua bellezza tutta americana e non aveva la minima intenzione di sacrificare il suo viso per farsi fare una faccia da bulldog incazzato da un chirurgo senza licenza.
Andare in giro con i Faxer era una cosa, diventare una di loro era un’altra e non rientrava nei suoi progetti a lungo termine.
Il suo lavoretto alla Xander aveva fruttato ai Judge un bel po’ di grana, ripagando loro con gli interessi il disturbo di averla accolta nelle loro fila. L’idea del ricatto era stata ottima: per una volta Judge Freak, il leader della banda, aveva messo in funzione il cervello invece che il motore della moto e i soldi erano fioccati per tutti.
Ma poi Freak non aveva saputo fermarsi e aveva continuato a chiedere danaro, mettendosi in una situazione molto pericolosa. In quel momento i virtual-surfer di Xander dovevano essere già sulle loro tracce e quei deficienti di biker cosa facevano? Una festa in onore di Judge Bozo, il più schizzato del gruppo.
Mentre Candy si dirigeva a grandi passi verso la moto, palpò per un attimo la tasca interna del giubbotto. Il piccolo rigonfiamento che sentì la rassicurò subito: la clip era ancora al suo posto.
Per evitare scherzetti poco simpatici da parte dei Judge infatti, si era tenuta l’originale della clip: su quel disco ottico c’era il numero di serie della sua eyecam e la donna non ci teneva a trovarsi dietro gli scagnozzi di David Xander.
La moto le rombò tra le gambe come un amante fedele e partì, lasciando una bella striscia di gomma nera sull’asfalto, un ricordino per quei balordi dei Judge.
Per Candy era arrivato il momento di sparire.

Ordini
— Alexandra?
La voce baritonale di David Xander echeggiò nel garage della Torre A attraverso l’interfono, distraendo istantaneamente Alex dal lavoro frenetico dei meccanici. Non si era ancora abituata a essere chiamata per nome dal Capo e il fatto che lui l’avesse appena fatto davanti a tutti i meccanici della Xander Enterprises le sembrò una sorta di ufficializzazione molto promettente. Ma quel pensiero effimero venne subito schiacciato in un angolo del cervello e la risposta che le uscì dalla bocca fu pronta ed efficiente.
— Mi dica, Capo.
Gli onnipresenti microfoni captarono la sua voce e la trasportarono in un attimo nell’ufficio privato di David Xander.
— Può raggiungermi nel mio ufficio? Devo parlarle di una questione di estrema importanza.
Poteva sembrare una gentile richiesta ma Alex era diventata molto brava a riconoscere il tono della voce del Capo: quello era un ordine. E il Capo era irritato.
— Sarò da lei in un attimo.
— Perfetto.
Un click appena percettibile avvertì Alex che il Capo aveva chiuso la comunicazione.
— Datevi da fare, gente! — esclamò rivolta ai meccanici. — Questa macchina deve essere in forma smagliante entro domani.
Quindi si diresse verso l’ascensore, domandandosi cosa l’aspettasse di lì a poco, sperando che l’irritazione del Capo fosse passeggera e non fosse in alcun modo collegata a lei.
David Xander, esteriormente, appariva una persona estremamente calma e misurata: solo un occhio attento poteva cogliere le variazioni d’umore dietro quel viso impassibile.
L’unico vizio che si concedeva da quando si era imposto di smettere di fumare, cioè masticare bastoncini di ginseng, era per Alex un’utilissima finestra sui suoi pensieri. Nei momenti tranquilli il Capo ne teneva uno tra le labbra, distrattamente, quasi fosse una sigaretta dimenticata a un lato della bocca; quando era nervoso invece giocherellava con i bastoncini secchi, roteandoli tra le dita; ogni tanto poi li masticava con veemenza, divorandone quantità impressionanti in tempi brevissimi. Quest’ultimo era un brutto segno, perché voleva dire che Xander era molto preoccupato.
Quando poi il Capo ignorava i bastoncini di ginseng, era furioso.

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   Ultimo aggiornamento: 23 Lug 2006
   © Elisabetta Vernier - 1998/2006