Il miglior romanzo di fantascienza italiana del 2004

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Recensioni

Clipart
di Elisabetta Vernier
Delos Books, numero 4 della collana Fantascienza.com
144 pagine, 10,99 EUR

Dicono che il cyberpunk sia morto, ma Delos Books non ci crede molto e tra i romanzi di questo genere presenti nel suo catalogo troviamo Clipart di Elisabetta Vernier. È un romanzo molto gustoso, che nasce, per stessa ammissione dell’autrice, con il puro scopo di intrattenere il lettore; non è quindi un mattone da mal di testa, ma un buon modo per trascorrere il tempo. Lo scopo di intrattenimento non toglie certo spessore alla storia, nella quale si muovono dei personaggi molto ben delineati, magari archetipi di persone che molti di noi conoscono, come RUE, la persona costantemente connessa alla Rete che conosciamo solamente attraverso il suo nickname. Anche il cattivo della situazione, David Xander, incorpora in sé due personaggi opposti con il carisma e la presenza tipiche di Steve Jobs della Apple e la spregiudicatezza nel condurre gli affari attribuita al presidente della rivale storica di Apple.

Il racconto si discosta un pochino dal filone principale del cyberpunk, in quanto non contiene la connotazione anarchica tipica degli eroi classici di quel genere, benché mantenga una visione assai degradata del mondo con una netta separazione tra le persone ricche che controllano il business e la tecnologia e gli emarginati che vivono all’esterno (anche fisicamente) della civiltà in zone degradate e pericolose anche da un punto di vista ambientale.
Una nota, a mio avviso, del tutto positiva è la totale assenza del linguaggio tecno-barocco infarcito di pseudo-citazioni simil-tecnologiche (oddio! Sto scrivendo come Ron Goulart, chiedo venia) che caratterizzava le prime produzioni di Gibson e Sterling; i cieli del colore di un canale morto e i costrutti hanno fatto il loro tempo, R.I.P. Il linguaggio è, invece, più diretto e scorrevole, molto più vicino ai romanzi di avventura mainstream che a certi stereotipi cyberpunk un po’ retrò. Sempre in tema di linguaggio, le battute dei personaggi possono apparire un po’ dure, ma questo le rende più vere. Qui non troverete persone in difficoltà che parlano come in uno spot del Mulino Bianco, ma ci sono dialoghi con battute simili a quelle che direbbe ciascuno di noi quando gli si pianta il PC o si tira una martellata sul dito. Insomma: la political correctness l’abbiamo lasciata a qualcun altro e lo capiamo anche dal finale del racconto.

Il libro è arricchito anche da alcune illustrazioni di Federico Casali che danno un senso di multimedialità alla narrazione. Elisabetta stessa, colpita dallo stile di Casali, ha deciso di commissionare all’artista alcune tavole a china che si ispirano al romanzo: una delle tavole è diventata la copertina, le altre sono state utilizzate per completare la narrazione. Un purista potrebbe storcere il naso davanti a questa scelta, ma posso assicurare che le tavole si inseriscono molto bene nel contesto narrativo del romanzo e non sono per nulla invasive e completano l’opera.

Luigi Rosa - Aprile 2003

   Ultimo aggiornamento: 23 Lug 2006
   © Elisabetta Vernier - 1998/2006